Archivio mensile:novembre 2010

SENTIMENTO

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Con il termine sentimento (derivato dal latino sentire, percepire con i sensi) si intende una condizione affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che ha una minore incisività rispetto alle passioni. Per sentimento genericamente si indica ogni forma di affetto: sia quella soggettiva, cioè riguardante l’interiorità della propria individuale affettività, sia quella rivolta al mondo esterno.
Quando il termine viene usato nel significato di “senso (sentimento) di sè” esprime la coscienza della propria esistenza come complesso dei moti spirituali e corporei.

I filosofi greci antichi non distinguevano tra sentimento e passione: quando invece la riflessione filosofica si accentra sul tema della soggettività il concetto acquista rilievo autonomo.

Nella filosofia moderna con Cartesio il sentimento viene incluso tra le passioni definendolo come “passione spirituale”, nel senso che esso non ha a che fare con la materialità del corpo ma è un moto dell’anima che diviene oggetto passivo di una forza che la sovrasta.

Il sentimento come conoscenza

In Blaise Pascal il sentimento, chiamato “sentire del cuore”, esprime una vera e propria facoltà conoscitiva distinta e in un certo modo superiore sia alla semplice percezione sensibile che alla razionalità. Infatti il sentimento permette di cogliere intuitivamente cosa siano il tempo, lo spazio, il movimento, il numero cioè le basi stesse dell’attività razionale e logica-matematica.

« Noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione ma anche con il cuore. Anche il cuore ha un suo ordine. » (Pascal)

I sentimentalisti

I filosofi chiamati “sentimentalisti”, per la particolare attenzione dedicata al concetto di sentimento, si sviluppano in Inghilterra seguendo le teorie del caposcuola Shaftesbury (1671-1713), il quale assegna un valore morale al sentimento, considerato un atteggiamento innato in cui convergono anche il bello e il vero.

David Hume però rifiuta l’eccessivo ottimismo di tipo neoplatonico dei sentimentalisti. Pur attribuendo al sentimento un valore conoscitivo, secondo Hume è nella morale che questo esplica la sua azione maggiore. Tutte le nostre attività razionali e morali hanno una comune origine negli atteggiamenti sentimentali.

« La ragione è, e deve solo essere schiava delle passioni e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di servire e obbedire ad esse. » (Hume)

Il sentimento nel romanticismo

Nell’età romantica il sentimento diventa la facoltà di cogliere l’infinito sia in senso lirico (Friedrich Schlegel, Friedrich Hölderlin) che religioso: «La religione è sentimento e gusto dell’infinito» . Il sentimento dell’infinito si coglie nella poesia, prima forma del desiderio dell’uomo di conquistare quell’infinito che è Dio.

«Per il vero poeta, tutto questo, per quanto la sua anima lo possa cordialmente abbracciare, è solo accenno a ciò che è più alto e infinito, geroglifico dell’unico eterno amore e della sacra pienezza di vita della natura creatrice».

In ciò il sentimento va distinto dal sentimentalismo, un piagnucoloso ripiegamento su se stesso di chi si compiace della propria fragilità fondata su

«quei familiari generosi sentimenti nei quali uomini senza carattere si sentono così felici e grati.»

Il sentimento nella prospettiva fenomenologica-esistenziale

Husserl per primo tenta una spiegazione dell’intersoggettività, ossia della condivisione di stati soggettivi da parte di due o più persone, basandola sul sentimento, che egli definisce come «intuizione simpatetica».

Max Scheler introduce per primo nella definizione del sentimento il confronto con l’emozione chiarendo come questa si risolva nel fenomeno stesso mentre il primo esprime un contenuto intenzionale del soggetto che reagisce allo stato emotivo che attraversa e nello stesso tempo istituisce quei valori che danno un significato universale alla vita.

«I valori ci sono immediatamente dati nella percezione affettiva.»

Nell’esistenzialismo è soprattutto Søren Kierkegaard ad approfondire il concetto di sentimento ripreso da Heidegger che ritiene «la situazione emotiva» un aspetto essenziale dell’esistenza umana che con il sentimento dell’angoscia, d’origine kierkegaardiana, conosce il nulla e anticipa la morte.

Si rifà a questi temi la tematica letteraria-filosofica di Jean Paul Sartre che nel sentimento della “nausea” scopre la mancanza di significato e l’assurdità dell’esistenza umana.


OGGI, QUALE TIPO DI SENTIMENTO PROVIAMO?